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Simone Canovi, intervista all’agente FIFA del momento

IMG_0437Le prime tre squadre dell’attuale classifica hanno fatto solo qualche piccolo innesto ma che a mio avviso non hanno modificato l’ossatura base del gruppo, buono l’acquisto di Gagliardini per l’Inter”. Simone Canovi analizza con questa battuta la chiusura della sessione invernale del calciomercato. Canovi è agente Fifa, giovane ma con l’esperienza del più navigato dei procuratori. Suo padre è l’avvocato Dario Canovi, faceva questo “mestiere” prima ancora che il termine procuratore venisse coniato. Ha rappresentato i migliori giocatori, tra cui 13 campioni del mondo. Dal bomber brasiliano della Roma Paulo Roberto Falcao, a Toninho Cerezo. E ancora, la roccia Karl-Heinz Rumenigge, il nazionale Alessandro Nesta e molti altri. Oggi Simone e suo fratello Alessandro fanno questo lavoro, e il loro bagaglio di esperienza è un patrimonio unico e che non ha prezzo.

Sei agente Fifa cresciuto in una famiglia in cui l’argomento calcio non è certo mancato?
A volte a tavola mia madre ci chiedeva disperatamente “per favore voi tre, potreste cambiare argomento per soli 5 minuti”?

A quanti anni hai iniziato a fare questo lavoro?
A 24 anni. Il primo giocatore che ho rappresentato è stato Fabio Quagliarella. L’ho visto al torneo di Viareggio e mi è subito piaciuto.

Anche tuo fratello fa questo lavoro?
Sì. Anche mio fratello Alessandro è stato catturato dal fascino di questo mondo. Ora ha la procura di Thiago Motta, centrocampista del Psg e della Nazionale.

Com’è avere a che fare con le stelle più blasonate di questo magico mondo?
Beh certamente è affascinante e a volte non semplice. Poi dipende molto dalla squadra con cui giocano.

Tuo padre ha seguito centinaia di campioni. Ce n’è uno a cui ti sei affezionato di più?
Senz’altro Toninho Cerezo. Giocatore eccezionale e uomo fantastico. Padre di 4 figli trattava anche me come uno di famiglia. Ricordo le mitiche feste che organizzava a carnevale e i barbecue. Una volta mio padre lo ha invitato a pranzo, l’abbiamo aspettato tutto il giorno. Alla fine si è presentato alle 8 di sera. Era tutto sporco. Ci ha chiesto scusa ma non aveva resistito e si era trattenuto a giocare a calcio con dei bambini che aveva incontrato e che lo avevano fermato dopo averlo riconosciuto.

Cos’hai imparato da lui?
Mi ha insegnato la cosa che tutti i calciatori dovrebbero usare come una regola d’oro. “Smetterò di giocare quando smetterò di imparare”, diceva sempre. Smise a 41 anni, dopo aver vinto con il Milan una coppa intercontinentale e aver segnato il secondo e decisivo gol.

Sei sposato con Federica, hai due figli e vivi a Roma. Di fede laziale o romanista?
Mi prendono molto in giro per questo. Perché oggi sono romanista ma prima dell’amore per la Roma ho conosciuto altri amori, la Lazio, la Sampdoria, il Pescara.

Come è cambiato il mondo del calcio da Dario Canovi a Simone Canovi?
E’ tutto diverso. Praticamente un altro mondo. Prima tutto era una gestione che poteva esseredefinita familiare. Un ambiente più corretto, più pulito. Forse, non me ne voglia nessuno, più professionale. Oggi le società sono nettamente migliorate ma non si può dire altrettanto per i personaggi che orbitano in questo mondo. Un mondo che prima era fatto di famiglie, ora di aziende.

Questo però non ti ha allontanato?
No. Perché alla base ciò che muove noi procuratori è la stessa cosa che muove i giocatori, la passione.

A quanti anni sei andato allo stadio per la prima volta?
Avevo 4 anni. Giocava la Nazionale contro l’Inghilterra.

Cosa faresti se i tuoi figli ti dicessero di voler fare i calciatori?

Gli darei solo una raccomandazione, quella di fare questo mestiere continuando a divertirsi, unico segreto per diventare veri campioni.

Dunque recluti giovani talenti. Com’è il mondo del calcio a quell’età?
Una giungla. Non se ne ha sentore ma è così. Quello che per questi ragazzi dovrebbe essere principalmente un divertimento, si trasforma subito in altro: pressione da parte dei genitori, ansia per le società (in cui difficilmente si va avanti per meritocrazia), e alla fine prevalgono interessi che non sono propriamente quelli dei giovani talenti.

E questi giovani talenti in te vedono una speranza per diventare Alessandro Nesta o Francesco Totti, tanto per rimanere in tema romano, giusto?
Probabilmente sì, ma sono i giocatori che rendono “forte” un procuratore, mai il contrario.

Un giocatore italiano e uno straniero che vorresti rappresentare?
Daniele De Rossi in Italia poiché lo reputo un uomo vero. E Marcus Rashford del Manchester United, una giovane promessa.

Passi le giornate ad ammirare giovani talenti. Non è stancante?
E’ quanto di più bello si possa fare in questo mestiere, ciò che di bello è rimasto in questo gioco.


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