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Semplicità uguale eleganza: il marchio di fabbrica di Luca Melilli

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Il suo marchio si identifica in un’equazione: semplicità uguale eleganza. Per impressionare positivamente, per stupire, non sempre bisogna “esagerare”; questa è la filosofia artistica di Luca Melilli, wedding planner, oggi ricercato e stimato per il suo estro creativo e per la sua grande competenza. Lo abbiamo incontrato e con lui si è parlato del rapporto che oggi ha la professione del wedding planner con la televisione: sono uscite delle belle curiosità.

Come vedi il fenomeno del wedding planner in televisione?
Negli ultimi anni, il wedding rappresenta un tema piuttosto interessante per il pubblico e infatti molte tv (locaali e non) hanno iniziato a trattare l’argomento. Ad oggi, però, quasi nessuno di questi programmi mette in evidenza la figura del wedding planner ma piuttosto lo svolgimento del ricevimento, l’abito da sposa o l’organizzazione fai da te. Peccato perché ci sarebbe tanto da dire…

C’è molta concorrenza tra wedding planner?
Non si può fare, ovviamente, un discorso troppo generale ma fondamentalmente sì. Tutti vogliono fare meglio rispetto al proprio collega. Succede in tutti i lavori. Io personalmente credo molto alle sinergie e mi piace confrontarmi positivamente con i miei colleghi del resto d’Italia. Molti, però, questo non lo hanno ancora capito. Come si dice, l’unione fa la forza…

Come vivi la concorrenza?
La vivo in maniera del tutto positiva. Vivo una sana competizione, che mi spinge a far meglio, non per superare gli altri ma per superare me stesso. Ogni volta!

Hai mai pensato di condurre un programma in tv?
Tocchi un tasto davvero delicato. Ho sempre sognato la tv, la radio. Immagino per via del mio essere comunicativo. Unire, quindi, la mia passione al mio lavoro sarebbe davvero un bellissimo sogno che si avvera.

Come lo imposteresti?
Prima, senza volerlo, ho anticipato questa risposta. Mi piacerebbe finalmente puntare il focus sulla figura del wedding planner. Ma non farmi dire di più: ho in mente un “format” tutto mio.

Nei programmi si vedono prevalentemente matrimoni in grande stile? Il wedding planner è solo per ricchi?
Ovvio che la televisione vive molto di immagini e lo sfarzo colpisce sempre tutti. Non è detto, però, che debbano essere solo le immagini a parlare. I contenuti potrebbero essere “creativi” da attirare comunque l’attenzione del pubblico. Un pubblico ora ricco, ora meno ricco, come lo definisci tu. Lanciare il messsaggio che il wedding planner è alla portata di tutti, sarebbe un vero successo.

Può esistere una collaborazione tra due wedding planner?
Assolutamente sì. Sarebbe un doppio successo. Immagina due menti creative che si uniscono… Chissà quale meraviglia potrebbe venirne fuori!

Cosa ne pensi del fenomeno mediatico di Enzo Miccio?
Enzo Miccio è stato pioniere di questo mestiere. A lui, tutti noi wedding planner dobbiamo la sensibilizzazione della mentalità della gente che disconosceva questa professione. Oggi le sue strade sono “molteplici”: non è più solo un wedding planner. Ha fatto di se un vero brand. Bomboniere, abiti da sposa, calzature e chi più ne ha più ne metta. Ma si sa, il successo ti travolge…

Hai mai seguito i suoi programmi? Cosa ne pensi?
Certo che sì, addirittura i primi anni ne traevo pure ispirazione. Confezionati benissimo, raccontavano matrimoni stupendi. Credo che lui sia molto “televisivo” e su questo ha giocato moltissimo. Quando si dice, un vero personaggio. Adoro i programmi sul matrimonio; un po’ meno quelli sul lifestyle ma è un mio punto di vista, si tratta di gusto. Lui è, comunque, eccellente.

Ti è mai capitato di scontrarti con un tuo cliente con ottiche totalmente opposte? Com’è finita?
Mi auguro non succeda mai e se dovesse succedere, forse, smette di essere mio cliente. Tuttavia, cerco con modi ed educazione di redarguire il cliente e portarlo verso il mio “pensiero”. Ecco un’altra caratteristica fondamentale del wedding planner.

Il cliente ha sempre ragione?
E’ un luogo comune per intendere che, chi ha a che fare con il pubblico, spesso deve scendere a compromessi. Spesso, non sempre!

Notorietà mediatica equivale sempre a sviluppo lavorativo?
Oggi credo proprio di sì. Purché ci sia della sostanza anche dietro la notorietà. Si può essere “famosi” e non validi sul campo. Ma l’accoppiata è davvero vincente.

Per cosa ti piacerebbe essere riconosciuto? Quale il tuo marchio di fabbrica?
Mi piace quando i clienti trovano in rete le foto dei miei matrimoni e le riconducono subito a me. Mi piace essere riconosciuto. Ti identifica. Un po’ come la “mano” di un pittore, come il modo di scrivere di un poeta, come lo stile di un regista. Il mio marchio, di norma, è: semplicità uguale eleganza. Per impressionare positivamente, per stupire, non sempre bisogna “esagerare”.

C’è un elemento comune nei tuoi eventi?
La spettacolarizzazione che non deve mancare mai. Mi piace lasciare sposi e ospiti a “bocca aperta”.


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