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Rosa Palatiello: “Ecco il mio libro pubblicato da Graus Editore: Ti prego, dimmi una parola buona”

Da anni è uno stimato medico ma ultimamente sta ottenendo altrettanti consensi anche nelle vesti di autrice del libro “Ti prego, dimmi una parola buona”, pubblicato da Graus Editore. Rosa Palatiello ha dato vita a un romanzo incentrato sulle vicende della protagonista, la giovane inglese Emily, che vive un’esistenza tranquilla, priva di pene e dolori, ma un sogno ricorrente le stravolgerà l’esistenza. Una zia di sua madre morta anni prima, compare nei suoi sogni, si recherà in un paesino dell’area vesuviana, luogo d’origine della zia. Di colpo Emily attraverso gli appunti della donna rivivrà eventi avvenuti quasi un secolo prima, cercando di svelare le verità nascoste dietro un groviglio di bugie che ne avevano travisato la reale identità. Un libro appassionante e coinvolgente. Rosa Palatiello ha trovato l’ispirazione per la stesura di questa sua opera “dal più grande teatro che l’umanità conosca: la vita di tutti i giorni”. Con garbo ed eleganza Rosa racconta come nasce questa curiosa unione: “Il mondo scientifico della Medicina e il mondo artistico-letterario della Scrittura non sono in antitesi come sembra, tutt’altro. Tra le pareti di un ambulatorio medico scorrono le vite umane: esiste un romanzo più grande della vita vera? La vita umana è il più grande romanzo dell’universo, nessun altro romanzo è più sorprendente, più imprevedibile, più commovente, più coinvolgente e talora anche il più divertente! Un aforisma noto negli ambienti medici recita “Il posto della Medicina è tra le correnti della vita, non sulla riva” e, immerso com’è “tra le correnti della vita”, l’ambulatorio medico può diventare una grande fonte di ispirazione”.

E’ nata a Napoli e la sua famiglia è di origini campane. Quali sono i pregi e difetti di una donna del Sud come lei?
La mia famiglia è di origini campane solo per metà, mia madre è di origini lucane. Sono molto legata alla famiglia e alla tradizione. Amo le donne del Sud, la loro natura di madri è preponderante e prevarica ogni altra motivazione, se e quando decidono di diventare madri, timori e difficoltà oggettive passano in secondo piano. Però talora subiscono ancora un po’ troppo le convenzioni sociali, e a volte se ne lasciano condizionare fino a fare scelte sbagliate.

Qual è stata la sua prima grande soddisfazione professionale?
Quando, a pochi mesi dalla laurea e dall’esame di abilitazione alla professione, ho visto riaprire gli occhi di un paziente in coma diabetico, subito dopo avergli somministrato l’insulina in una vena del piede, perché le vene delle braccia erano già “irreperibili”. È un’emozione difficile da descrivere che mi porterò dentro per tutta la vita.

Chi considera il suo maestro sotto il profilo professionale ?
Ho avuto tre grandi maestri, tre grandi uomini, tre esponenti della figura del medico vecchio stampo ormai tramontata per sempre: mio padre Antonino, il Professore Felice Mazza, responsabile di uno dei reparti di Cardiologia del Nuovo Policlinico di Napoli, e il Professor Francesco Coraggio, titolare della cattedra di Medicina d’Urgenza del Vecchio Policlinico di Napoli. Oggi tutti e tre sono scomparsi, ma vivranno per sempre e non solo nei miei ricordi.

Se non avesse fatto il medico cosa le sarebbe piaciuto fare?
Se non fossi diventata un medico mi sarebbe piaciuto fare il medico, sarebbe stato il mio grande rimpianto.

Ci racconta una sua giornata quando lavora e una quando è nella sua vita privata?
La giornata lavorativa ha ritmi serrati scanditi fondamentalmente da due fasi: diagnosi e terapia. Prima però di iniziare la parte “tecnica” del mio lavoro, a me piace che la visita inizi con una fase di “chatting”, una chiacchierata amichevole in cui il paziente si distende ed io posso intanto acquisire informazioni sugli aspetti psico-emotivi. Nella vita privata, all’opposto, i ritmi sono molto lenti, la giornata è scandita dalla mia proverbiale pigrizia: faccio sempre e solo quello che mi consente di riposarmi, rilassarmi, divertirmi, rifuggo persone e circostanze che mi sottopongono a pressioni.

Medico si nasce o si diventa ?
Io sono nata medico. O meglio la forte passione per la Medicina è nata con me, ma al di là del sentimento, medico non si nasce, si diventa e lo si diventa con anni di studio duro e impegnativo che ti aliena da ogni diversivo, è un percorso che tra pratica e teoria assorbe l’80% delle tue risorse e del tuo tempo.

Quando è nata, invece, la sua passione per la scrittura ?
Ho iniziato a scrivere il diario a 7 anni e a 9 anni ho vinto la medaglia d’oro ad un concorso per la migliore fiaba organizzato per gli alunni della scuola elementare: “Coniglietto e zio Pasquale”. Già allora si scorge, a saper leggere tra le righe, il seme dell’amore per la Medicina e l’innata attitudine a curare chi soffre.

Qual è il suo libro preferito?
Cent’anni di solitudine, di Marquez. Un libro forte, carismatico per i contenuti dal sapore fortemente profetico nella figura dello zingaro Melquiades, ma anche un libro fustigatore di costumi, per altro quanto mai adeguato allo spaccato politico-economico dell’Italia contemporanea.



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