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Paola Tassone: “Aspettiamo Pierdavide Carone e i Dear Jack sul palco di Tulipani di seta nera”

Anni fa ha ideato il Festival Internazioone Tulipani di Seta Nera che, grazie a un duro e costante lavoro, oggi è una delle realtà più apprezzate in campo sociale e cinematografico. Paola Tassone, laureata in  Scienze biologiche con dottorato di ricerca in Evoluzione Biologica e Biochimica si racconta a Evershow.

Paola, la nuova edizione del Festival Internazionale Tulipani di Seta Nera sta vivendo una fase cruciale, legata a un’imminente scadenza…
Sì, tra meno di un mese, il 3 febbraio 2019 (iscrizioni su www.tulipanidisetanera.it), dovranno pervenire i cortometraggi che vogliono competere per arrivare ad essere definite opere di grande qualità sociale e culturale ed avere, presumibilmente, l’opportunità di essere selezionate per la messa in onda su Rai Uno. Decisiva edizione, perché oramai Tulipani di Seta Nera è un marchio di qualità di cinema sociale, si anticipano i temi culturali del Palinsesto 2019 e salire su quel podio rappresenta un grande traguardo per i registi. Il cortometraggio è per ora l’opera d’arte che ha conquistato il web, gli smartphone e i social, i canali nazionali e le piattaforme televisive se li contendono per la televisione del futuro più veloce, diretta e sintetica.

Quali consigli daresti a tutti i professionisti coinvolti nei progetti che prossimamente valuterete?
Non è facile dare consigli. Anno dopo anno, la selezione è sempre più ardua. Le opere che arrivano sono tantissime e molte di loro sono tecnicamente ben fatte. Consiglio comunque ai registi di non tradire le regole auree del settore: un inizio coinvolgente, una trama comprensibile e un finale sul quale discutere. Quelle che approdano alla  fase finale, sono sì di alta qualità tecnica, ma hanno quel “quid in più” difficile da definire, forse è la profondità delle immagini, la bravura degli attori e di tutte le maestranze. Tuttavia mi permetto di addentrarmi più in profondità – anche se il corto è low budget e un occhio tecnico lo nota subito – il giudizio si eleva perché genuinamente il tema sociale trattato con la macchina da presa viene grandemente restituito al pubblico, facendolo riflettere, senza annoiarlo, colpendolo alla “pancia” oppure facendolo “sorridere”. Questo fa la differenza con il resto dei progetti: il regista è perfettamente conscio del tema che vuol far risaltare, perché sta nel suo cuore, lo ha forse affrontato oppure lo ha fortemente approfondito. A chiunque abbia l’intenzione di sottoporre la propria opera consiglio una mia piccola ricetta: usare tutta la creatività  abbinata ad una grande dose di sensibilità, al racconto visivo non abbiate paura di osare, di denunciare, di esaltate i pregiudizi, senza compromessi anche con un pizzico di ironia, siate brevi nel raccontare la storia, catturerete di più il pubblico. Anche per questo fare un corto è molto più difficile di fare un lungometraggio.

Il Festival dei Tulipani di Seta Nera ha sposato la causa del brano “Caramelle”, escluso dall’ultimo Festival di Sanremo…
Come non rimanere colpiti dalla notizia che la canzone “Caramelle” di Pierdavide Carone e Dear Jack era stata esclusa da Sanremo? Infatti abbiamo lanciato la campagna #lecaramellegiuste. Noi non abbiamo paura di parlare di pedofilia. Nel nostro Festival lottiamo contro la violenza, le discriminazioni, le paure dell’essere diverso. La denuncia è alla base della nostra comunicazione, è l’essenza del nostro Festival e lo strumento cinema ne è il mezzo. L’obbiettivo è far riflettere e discutere. Siamo assolutamente convinti che anche la musica e quindi questa canzone di denuncia,  a nostro avviso, doveva essere innanzitutto ascoltata. E ribadiamo ascoltata non solo dal mondo giovanile, quindi dal tutto il mondo web dove oramai diventerà virale, ma doveva essere recepita da quel pubblico che il web non lo utilizza.3 quale contenitore migliore e importante poteva essere il Festival di Saremo su RaiUno? Non vogliamo discutere sulle scelte del direttore artistico Claudio Baglioni, non sappiamo se effettivamente è censura, ma certo il motivetto è indubbiamente sanremese e poteva lasciare il giudizio alla critica e alla giuria in sede popolare, visto che il testo della canzone esalta un tema delicato. Ma questo è un nostro parere. Siamo in un momento storico in cui, il tema dell’immigrazione lo puoi mettere dove vuoi, su ogni canale, in ogni notizia, anche dire semplicemente caffè e latte sembra essere discriminante. Mentre se vuoi trattare altri argomenti, sei da “censura” o devi aspettare che qualcuno ti “scelga”. Ci chiediamo: perché?

Ti piacerebbe dare la possibilità a Pier Davide Carone e ai Dear Jack di esibirsi sul palco della finale del Tulipani di Seta Nera?
Ne saremmo felicissimi. Oggi il pubblico è frontale e si aspetta “incursioni” di testi forti, vuole ascoltare ed apprezza una canzone di denuncia ma soprattutto, è una canzone che descrive le cose che non devono accadere. E su questo ultimo concetto che ci dobbiamo focalizzare e dobbiamo sensibilizzare non solo il pubblico ma anche il mondo politico, la certezza della pena, dare gli strumenti ai genitori per capire se il proprio figlio è stato molestato. Noi del Festival internazionale del film corto Tulipani di Seta Nera siamo giunti alla 12esima edizione e non abbiamo paura dei temi scabrosi o inquietanti, che potrebbero essere considerati noiosi o scomodi, ci siamo sempre vestiti di responsabilità e abbiamo raccontato anche quella parte di umanità costretta a portarsi appresso dei pesi enormi. Le persone sono pronte a questo, la gente è pronta a parlarne e a rompere questo tabù del silenzio. Non si canta di pedofilia: invece sì si deve cantare e si deve denunciare come sempre si è fatto anche attraverso la canzone. Tutto il nostro sostegno va a Pierdavide Carone e Dear Jack: vi aspettiamo per applaudirvi sul palco del Teatro Brancaccio di Roma.



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