IL 3 MARZO, IN TUTTA ITALIA, AL CINEMA ARRIVA IL FILM FRANCESE “Marie Heurtin dal buio alla luce”

Distribuito in Italia dalla MEDITERRANEA PRODUCTIONS di Angelo Bassi con il sostegno della LEGA DEL FILO D’ORO e del CINEDEAF – Festival Internazionale del Cinema Sordo dell’Istituto Statale per Sordi di Roma con la collaborazione di MovieReading e delle cooperative BIG BANG e EYES MADE.
 
IL FILM POTRA’ ESSERE ACCESSIBILE ANCHE AL PUBBLICO SORDO E CIECO IN SALA, ATTRAVERSO APPOSITI SOTTOTITOLI E AUDIODESCRIZIONE
 
Il film è tratto dalla storia vera di una giovane sordocieca vissuta alla fine dell’800.
La famiglia, incapace di comunicare con la figlia e di prendersene cura, decide di portarla ormai all’età di 10 anni all’Istituto delle Suore Larnay.
Le suore dell’Istituto, specializzate nell’educazione delle persone sorde, sono in dubbio sull’accogliere Marie ma Suor Marguerite accetta la sfida, si appassiona e decide di occuparsene, insegnando alla piccola Marie a conoscere il mondo e a comunicare usando la lingua dei segni ‘tattile’.
“Il progetto iniziò per il mio interesse per la storia di Helen Keller -dichiara il regista Jean-Pierre AMÉRIS -. Durante la mia ricerca, venni a conoscenza della meno nota storia di Marie Heurtin e decisi immediatamente di visitare l’istituto Larnay a Poitiers, dove ella visse nel XIX secolo. L’istituto non è più una struttura religiosa, pur rimanendo un centro per bambini sordi. Alla luce dei progressi scientifici degli ultimi cento anni, mi sorpresi di trovare che l’istituto fosse ancora operativo.  E’ difficile per me descrivere come mi sentii quando incontrai questi bambini che potevano comunicare solo con il tatto e che erano desiderosi di toccare le mie mani e la faccia non appena arrivai. Mi sentivo impotente nel tentativo di comunicare con loro. Incontrai anche i genitori di questi bambini che mi spiegarono quali sfide avessero affrontato. Proprio come il padre di Marie Heurtin più di un secolo prima, alcuni si erano sentiti dire dai dottori che i loro figli erano mentalmente danneggiati e che non sarebbero mai stati capaci di comunicare. La disperazione dei genitori ebbe fine quando conobbero gli istruttori dell’istituto Larnay che insegnarono ai loro figli come mettersi in contatto con il mondo. Il caso di Marie Heurtins, figlio di duro lavoro e di tenacia, più che di misticismo, è considerato un miracolo e le tecniche che suor Margherita inventò sono usate a tutt’oggi. Da quella visita in poi, ho sentito il dovere di raccontare la storia di Marie. Le persone considerate diverse, e perciò emarginate, rappresentano il tema centrale del mio film così come in “Romantic Anonymus”. Quel che più ho trovato entusiasmante nella vicenda di Marie Heurtin è il personaggio di suor Margherita e la sua incrollabile convinzione che sarebbe riuscita a creare una relazione con la giovane Marie, lì in fondo alla sua prigione interiore. Il legame stabilitosi tra Marie e suor Margherita rappresenta quel tipo di esperienza che ad una suora dovrebbe essere negata: l’amore materno. Tale legame ha in sé l’inevitabile separazione che rappresenta l’ultima tappa dell’apprendimento della giovane Marie. Il film che ho in mente è luminoso – conclude il regista -. Voglio raccontare le mani di Marie che toccano gli animali, gli alberi e le facce, movimenti che giungono a diventare l’invenzione di un linguaggio e la storia di una liberazione, di una rinascita. 

 


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