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Guido Del Vento: “Vi racconto il mio teatro dove si ride, si piange e si riflette”

Guido Del Vento ci racconta il suo teatro. “L’altrui misura” indaga con ironia il tema della diversità e della difficoltà di gestire e integrare categorie che, spesso, sentiamo diverse e lontane da noi. Ironico, riflessivo, brillante e camaleontico. Si ride, si piange, si riflette.

Chi sei tu sul palcoscenico?
Domanda difficile: sicuramente un attore in ascolto, che cerca di dar voce ai diversi personaggi che interpreta. Un attore a cui piace giocare ed avere un contatto diretto con il pubblico. Un attore brillante, spero ma che sa anche confrontarsi con le ombre, le mie come quelle dei miei personaggi, per restituire al pubblico, ogni sera, una visione globale del tema che affronta l’Altrui Misura.

Quali sono i personaggi del tuo spettacolo?
Un giovane uomo, specchio del pensiero di molti di noi, si incontra e si scontra con la paura ancestrale di non essere abbastanza, di non essere adeguato, vestendo anche i panni di personaggi scomodi e disagiati più di lui. Lascia la parola a un disabile, immobilizzato su una carrozzina, arrabbiato con un gay che vive nel suo stesso palazzo, furente, a sua volta, con una mamma sotto pressione – presa e persa fra figli pannolini e pasti da preparare – che accenna a una trans che non tollera il disabile perché crede che un uomo in carrozzina non deve chiedere ogni giorno, a differenza di lei, il permesso di essere se stessa.
I personaggi di questo spettacolo giocano con le parole e con le loro vite, si passano la parola, interagiscono con il pubblico, alternano ritmi, risate e riflessioni per sondare il terreno dove si ancora la radice che li incatena al seme dell’intolleranza. Provando ad estirparla.

Come vedi la diversità che porti sul palcoscenico nella società attuale?
Il bisogno di parlare sul palcoscenico di diversità nasce proprio dall’osservare quanto la società sia ancora poco formata ad accettare e integrare per così dire il “diverso”. Il giudizio, il pettegolezzo, il guardare l’altro dallo spioncino è ancora una delle pratiche che ci diverte e ci stimola di più. Siamo diventati molto bravi a dichiararci “di ampie vedute” ma ci fermiamo ancora a guardare due ragazzi mano per mano, un disabile attraversare la strada o una transessuale in metropolitana. In generale, non mi piace parlare di diversità ma piuttosto di pluralità. Viviamo in un’epoca in evoluzione; i modelli di riferimento cambiano e si evolvono, per fortuna. Mi viene molto spesso da chiedermi: diversi rispetto a cosa? Credo che il rispetto debba essere il criterio secondo il quale impostare la propria vita.

Martina: una compagnia sul palco… e a riflettori spenti?
A riflettori spenti… ridiamo, molto. Adoro Martina Montini: è simpatica, divertente, intelligente, un’artista di valore. È una splendida compagna di lavoro. Insieme ci divertiamo. Conosco Martina da molti anni; siamo stati diretti da Lucilla Lupaioli e Alessandro Di Marco, autori e registi dell’Altrui Misura, più volte. Non avrei saputo immaginare un’altra compagna di scena. Credo che la sintonia, la complicità e la profonda amicizia che ci lega diano allo spettacolo un valore aggiunto.



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