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Giulio Neglia, vince il premio come Migliore Attore protagonista a Londra

Giulio Neglia

Giovane ma già navigato attore di teatro, fiction e cinema, Giulio Neglia ha da poco conquistato un riconoscimento internazionale a Londra. Sembra avere le idee ben chiare e a noi di EVERSHOW si racconta felice di questo suo primo traguardo

Come nasce la tua passione per la recitazione?

Nasce dal gioco, nasce dal divertimento. Amo questo mestiere incondizionatamente ma la passione poi va modellata o quanto meno limata dallo studio, dall’impegno, dal sacrificio, dalla consapevolezza, facendo parte di quel grande zaino che chiameremo ‘esperienza’.

Da sempre affianchi cinema teatro e TV, quale percorso ti piacerebbe portare avanti?

Partiamo dal principio che ‘per me l’attore è l’attore’. Avere la possibilità di essere versatili, mostrare sembianze così distinte da un personaggio all’altro, avere la possibilità di vivere la vita di un personaggio con tutte le sue contraddizioni, sono tutte prerogative dell’attore indipendentemente dal mezzo di comunicazione usato. A mio giudizio non esiste una vera distinzione tra “attore di teatro” e “attore di cinema” , semplicemente cambia il mezzo, l’unità di misura, il registro, il ritmo scenico, un cambiamento che riguarda solo l’aspetto puramente tecnico che un attore competente, di mestiere è in grado di produrre. Quindi in sincerità non ho una reale preferenza, il teatro è stato il mio primo approccio alla recitazione, (il primo amore non si scorda mai d’altronde) reputo il teatro la più importante palestra dell’attore, ma non da meno il cinema, che sempre mi ha affascinato nella sua meticolosità scenica, nella sua precisione e nel suo enorme sforzo realizzativo da parte di tutte le sue componenti artistiche e non.

Hai vinto come Miglior attore protagonista al Filmmaker Festival of World Cinema of London 2017…

Questo premio è sicuramente un punto di partenza! Ho 25 anni sarebbe impensabile identificarlo come un punto di arrivo: ho ancora tanti film da fare, tanti teatri da calcare, tanti set da conoscere. Sicuramente il premio dà grande slancio e grande lustro ma al contempo mi ha responsabilizzato ancora di più, d’altronde come si puo non esserlo? Sfido chiunque a non sentire il peso delle aspettative alzandosi al mattino con sul comodino una statuetta che recita “miglior attore protagonista dei film in lingua straniera” mettendo in conto che la kermesse coinvolge 70 paesi da tutto il mondo, è proprio in questi casi che, pero, bisogna rimanere concentrati sul lavoro senza vagare nelle fantasie ammaliatrici del mercato, sicuramente con qualche consapevolezza in più, ma sempre ben centrati sul fare bene con la propria arte, con dedizione, disciplina e amore.

Raccontaci del corto che ti ha regalato questa vittoria…

“Appunti di viaggio” è la storia di ‘Giovanni Del Bello’, un uomo tormentato dal passato, manipolato dal presente, ormai superficialmente ridotto all’impellente bisogno di giudicare, in effetti è questo che fa il mio personaggio: giudicare alberghi. Nello specifico è un critico di strutture alberghiere conosciuto ai più per la conduzione di un talent. La continua e asfissiante indole alla valutazione oggettiva, lo porta quasi ad addormentarsi da se stesso, finendo in un vortice senza senso dove il tempo non ha alcun valore. Solo l’amore, forse, sarà in grado di salvarlo. Ovviamente sono lusingato e ancora emozionato al pensiero di aver vinto questo premio internazionale, a tal proposito non smettero mai di ringraziare il regista Andrea Natale che ha saputo affidarmi le chiavi di un personaggio drammaturgicamente difficilissimo nella sua eleganza e minimalismo: un personaggio come quello di ‘Giovanni Del Bello’ che da testo, nonostante fosse il protagonista, aveva poche battute, quindi era importante lavorare sul linguaggio non parlato, sulle gestualità, sulle movenze e sui suoi scheletri non raccontati, ma che dovevano essere oggettivamente riscontrabili.

Un personaggio storico che ti piacerebbe interpretare?

Mi divertirebbe molto calzare i panni di un personaggio storico, che da tempo studio, della mia città, Lecce, il tenore di fine Ottocento Tito Schipa. Un personaggio smaliziato, provocatorio, un mondano dotato di un talento superlativo riconosciuto perfino negli Stati Uniti. Accusato di filocomunismo a causa delle sue simpatie con il pubblico sovietico, inimicandosi i servizi segreti italiani impedendogli (tra le tante) di aprire un’Accademia di canto in Italia sotto gli auspici del Quirinale, la stessa poi riuscì a fondarla a New York. Una storia straordinaria, uno di quei personaggi italiani meno noti ai più, ma tutt’oggi in grado d’inorgoglire la nostra penisola, ricordando il patrimonio italiano nel mondo per apprezzare un po’ di più le nostre capacità comunicative, artistiche e culturali.



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