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Diego Righini: “Al Festival Tulipani di Seta Nera non facciamo censure sui temi scomodi per i potenti”

Grazie a impegno, professionalità e tanta buona volontà, Diego Righini, Presidente del Festival Internazionale Tulipani di Seta Nera ha contribuito a far vita a un progetto che, di anno in anno, continua a crescere raccogliendo consensi dal pubblico e dagli addetti ai lavori. Evershow lo ha incontrato e intervistato in esclusiva.

Diego, come nasce il tuo impegno legato a Tulipani di seta nera?
Nel 2006 un gruppo di studenti universitari, con una chiara volontà di dare qualcosa di più oltre i classici esami, si iscrissero all’Associazione l’Università Cerca Lavoro, una realtà universitaria che si era data l’obiettivo di avvicinare il mercato del lavoro al ciclo di studi. Tra questi studenti c’era Paola Tassone, ed io e il Presidente di allora, Gabriele Zuccaro, decidemmo di darle una mano a farci finanziare dalla Laziodisu un progetto che collegava filmaker e disabilità. Da questa scintilla, nacque un progetto di Festival grazie all’iniziale e determinante aiuto gratuito del mio amico personale Andrea Roncato.

Secondo te, qual è la ricetta del successo che ha permesso a questo Festival di emergere e poi di affermarsi?
Come manager d’impresa, portai subito il Festival a collegarsi con una grande società di produzione e distribuzione cinematografica come la Medusa Film spa, grazie al giornalista Nino Petrone e il capo ufficio stampa di Medusa film Claudio Trionfera, portando la location del Festival dall’Università al Cinema Embassy. Poi coinvolsi il Segretariato Sociale Rai con Romeo, la Mostra del cinema di Venezia con Alberto Barbera e la Festa del cinema di Roma con Piera Detassis. Per finire con Rai e Rai Cinema.

C’è un aneddoto divertente, legato alle passate edizioni, che ti viene subito in mente?
Sicuramente la presenza di Roncato, che con il suo uomor e sarcasmo ci fece smettere subito di essere il Festival che raccontava film di emarginati, trasformandoci nel Festival che assegnava il Sorriso diverso. Spingemmo i registi emergenti ed affermati del mondo a parlare del successo della diversità, attraverso storie capaci di farli sentire ascoltati dall’opinione pubblica.

E il ricordo più emozionante?
I volti dei VIP del cinema, spettacolo, politica e società civile che solo sul palco e partecipando alla manifestazione dimostravano di avere capito l’importanza della loro presenza per aiutare il prossimo, rappresentato nel cinema da registi, sceneggiatori, attori di grandi capacità e grande anima. Quasi tutti i VIP accorrevano per amicizia personale e visibilità, poi restavano perché io e Paola Tassone li avevamo trasformati in ambasciatori della ricchezza che c’é nelle diversità delle persone.

In quale direzione vorresti andasse la prossima edizione?
Vorrei che il prodotto cortometraggio e documentario sociale valorizzato nel Festival venisse equiparato al lungometraggio di successo. Ritengo che il cinema, così come la televisione, se capisce il suo ruolo di strumento culturale, può salvare popoli, nazioni, continenti, proteggendo la dimensione socio-economica di ogni singola persona perché unica al mondo.

Un ospite che moriresti dalla voglia di vedere su quel palco?
Ora la mia attenzione è per Pierdavide Carone e per la sua opera musicale “Caramelle” (cantata in coppia con i Dear Jack, ndr) scartato da Claudio Baglioni al Festival di Sanremo, che denuncia pedofili e pedofilia, una delle piaghe che mette in pericolo ogni bambino del mondo. E poi porteremo sul palco alcune vittime illustri del fanatismo politico. La politica è dialogo e responsabilità, noi che diffondiamo cultura non possiamo evitare di denunciare la politica che crea consenso sullo scontro di classe o sulla diversità di nazionalità. 

A quali altri progetti, attualmente, stai lavorando?
Una star internazionale del cinema è pronta ad abbracciarci, ma il nome lo conoscerete in conferenza stampa ad aprile. Per il resto, mandateci il vostro cortometraggio senza timore, noi non facciamo censure sui temi scomodi per i potenti.


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