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“Aqua Virgo” a Roma fino al 5 novembre la personale di Enrico Benetta

mg_2542Il potere rigeneratore dell’acqua, le lettere come trama visiva ricorrente, suggestive lacrime in vetro che contengono un liquido specchiante. C’è tutto il denso e prolifico universo artistico ed espressivo di Enrico Benetta in “Aqua Virgo” : la mostra del giovane artista veneto con cui la Galleria Russo ha inaugurato la stagione espositiva 2016/2017.

La mostra, curata da Gabriele Simongini, è innanzitutto un omaggio all’acqua e ai suoi molteplici significati. Viene infatti esposta per la prima volta “The beginning of time”: un’installazione site specific costituita da una serie di anfore in terracotta che contengono al loro interno vetro soffiato di Murano in cui sono tate fuse lettere bodoniane. Il Bodoni, il carattere di stampa per eccellenza, è infatti la cifra stilistica di Benetta.

E’ come se la lettera per l’artista non fosse l’elemento primario della parola, ma vada contemplata in sè, come pensiero costitutivo dell’opera stessa. L’artista – osserva Simongini – vede le lettere “come cose e forme, come fatti, come segni concreti nello spazio e nel tempo dell’agire e del creare”. “… Enrico Benetta – osserva ancora il curatore – è una sorta di demiurgo febbrile (…), capace di concretizzare nel linguaggio assolutamente autonomo e specifico delle arti visive (fra pittura, scultura e installazione, con un’ibridazione assai ben calibrata) una metamorfosi poetica delle parole e delle lettere in forme, colori, strutture plastiche che si intrecciano, si connettono, si perdono e cercano senso al tempo stesso, memori anche delle parole in libertà di Marinetti e delle ironiche istruzioni di tristan Tzara “Per fare una poesia dadaista”, ma anche di alcune storie, nuove avventure che l’immaginazione dello spettatore rielabora e conclude, dando ogni volta un diverso significato all’opera. Ecco che allora il vetro e le lettere insieme alludono all’acqua come fonte di vita e di rinascita, come elemento archetipico in grado di dissetare l’anima. Le anfore divengono un ventre materno che contiene un pensiero fluido, liquido, in continuo divenire”.

Dopo “The beginning of time” la mostra continua con una serie di tele che rappresentano cielo, aria e terra, realizzate con la consueta tecnica mista su tela e l’inserimento di lettere in acciaio cor-tèn tipiche dell’artista; si arriva poi a “Stromboli”, in cui le lettere sono avvolte nelle bende ed immerse in un magma nero e blu, come pensieri e parole donati al mare che rappresentano la rinascita che segue la rottura.

In mostra anche l’imponente clessidra bianca in acciaio cor-tèn  proveniente dall’esposizione del macro “Dall’oggi al domani”.

Il percorso espositivo prosegue con le opere che rappresentano l’ultima ricerca dell’artista: il vetro soffiato di Murano realizzato dalla fornace Berengo (Murano) torna nelle gocce incastonate su lastre di lamiera nera brunita, gocce sulle quali sono state impresse a caldo ancora una volta le lettere bodoniane.

Infine una cascata di lettere si racchiude in “SublimAzioni”: scenografiche gocce di acciaio cor-tèn che scendono dall’alto.

Tanta l’affluenza di pubblico tra cui non sono mancati collezionisti e amici dell’artista, i volti più noti Adres Gil, Marisa Laurito, Leopoldo Mastelloni, Elisabetta Pellini, Pinuccio Pirazzoli, Enrico Vanzina.

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