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Applausi per Laura Lattuada a teatro con “Così è se vi pare”

100 anni compie il testo “Così è se vi pare” di Luigi Pirandello, tra i più rappresentati del Teatro italiano nel mondo. Solo lo scorso anno prestigiosi allestimenti si sono prodotti a Launceston e Brisbane in Australia, a Kamakura e Kanazawa in Giappone, senza dimenticare nazioni come l’Inghilterra, la Francia e la Spagna che in maniera ciclica con le loro compagnie stabili, s’immergono nella drammaturgia pirandelliana, attratti dall’insondabilità dell’animo umano. Fiumi d’inchiostro a ragione, hanno versato fior di penne sulla scrittura eccelsa di Pirandello, dove ogni singola parola compone un mosaico di stupefacente bellezza, disegnando con perfezione cioè che “agita” l’approccio al mistero ed alla volontà di “sapere”.

Credit photo: Danny’s Shutter

Credit photo: Danny’s Shutter

Con queste premesse era davvero missione impossibile fornire una nuova via, un diverso punto di vista, una differente analisi dall’alto di un “drone” pilotato sulle meschinità più bieche e verosimili. Il timore di replicare ciò che prima hanno compiuto altri, con una moltitudine di mezzi nettamente superiore (Zeffirelli con Paola Borboni collocò il pubblico in palcoscenico) è completamente svanito. Qui, al Teatro Ghione di Roma, il regista Claudio Boccaccini e più di lui, l’eccelsa Signora Frola della prima attrice Laura Lattuada, imprimono una svolta che senza timore d’essere smentiti, concluderemo epocale. Serviti da una compagnia numerosissima di ottimi professionisti di comprovate capacità (Pietro De Silva, Riccardo Barbera, Barbara Chiesa, Paolo Perinelli, Felice Della Corte, Giancarlo Fares ed altri) Boccaccini e la Lattuada mettono a segno un colpo mirabile: i prossimi 100 anni di “Così è se vi pare” dovranno obbligatoriamente confrontarsi ripartendo da questo gioco ilare e calibrato al secondo. Si staglia, come anticipato, una Lattuada in perfetta forma, avvenente e dirompente, fredda e premurosa, determinata e risoluta. La sua Frola è una donna reale, credibile, moderna pur se trafitta dalla voglia di seminare incontrovertibili giustezze. E diventa un gioco rovesciato di deformanti specchi, dove chi pensa di dover obbligatoriamente sapere, in realtà è nelle mani di chi dovrà obbligatoriamente rispondere. Una messinscena apparentemente leggera che mette alla berlina, l’onanismo tipico di certi racconti malevoli, come le “voci” che qui in Italia hanno distrutto carriere ed alimentato leggende. Boccaccini, nella manifesta povertà di costumi e scenografia, avvolge di colori e musica gli attori, disponendoli come soldatini cui però, ha brutalmente tolto il fortino ove riparare. E schierandoli frontalmente alla platea, in un viavai a volte ilare, a volte tragico, li smaschera con esasperante cinismo. E mentre la splendida figura di Laura Lattuada, restituisce intonazioni che solo un’attrice di razza possiede, evocando raffinate ataviche suggestioni, la sincerità ostinatamente cercata si materializza non dando risposte ma fornendo una moltitudine di predominanti suggestioni. Imperdibile.
Al Teatro Ghione fino all’11 dicembre 2016 e poi in Tournée nel resto d’Italia.


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