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A Roma Henri Matisse – Arabesque

Matisse. Arabesque 8 marzo-26 luglio 2015 Scuderie del Quirinale Roma

Si è inaugurata giovedì 5 marzo nella splendida cornice delle Scuderie del Quirinale a Roma la prestigiosa mostra Matisse. Arabesque,  dedicata a Henri  Matisse, esponente  dell’avanguardia francese del secolo scorso. Figlio di un commerciante, nato nel 1869 a Le Chateau-Cambrésis, in un periodo di lotte interne tra destra e sinistra, il giovane Henri intraprende dapprima studi di giurisprudenza all’università di Parigi ma, nel 1889, costretto a letto per un lungo periodo a causa di una appendicite, scopre la pittura… e la madre, dotata di senso artistico, gli regala una scatola di colori con i quali inizierà a realizzare copie di dipinti. Guarito, frequenta le lezioni di disegno di Quentin de la Tour, per imparare probabilmente a disegnare i tessuti, mestiere che aveva nel sangue, pur continuando la poco attraente carriera di avvocato. Tappezzerie, stoffe, tessuti eserciteranno sempre un’enorme influenza sulla sua visione artistica…  Si iscriverà poi ufficialmente all’École des Beaux Arts nel 1895, dove insegnano molti Orientalisti che segneranno in maniera profonda il suo senso dell’arte e della rappresentazione.

Matisse viaggia molto in Oriente e in Algeria (nel 1906) da cui riporta ceramiche e tappeti da preghiera che nel disegno e nei colori riempiranno da quel momento le sue tele. Nel 1907 conosce Picasso che sta lavorando al rivoluzionario “Les demoiselles d’Avignon” e scambia con lui impressioni ed alcuni quadri, ma sarà l’inizio di un periodo di viaggi dopo bevi soggiorni in Inghilterra, Svizzera, Germania, Spagna e Italia, è l’Algeria e successivamente il Marocco che attraggono la sua attenzione e lo conquistano con tessuti e decorazioni straordinarie. L’Oriente e la Russia, nella loro essenza più spirituale e comunque più lontana dalla semplice dimensione decorativa, schiudono a Matisse, ancor più dopo il suo viaggio a Mosca nell’ottobre del 1911, la forza di schemi compositivi dai significati elevati. Arabeschi, disegni geometrici e orditi diventano per Matisse il motivo strutturale dell’immagine nella sua misura simbolica e nel fluire di forme che proietterano, per sempre, il sentimento del divenire sul piano del supporto: la ragione prima di una radicale indagine sulla pittura. Un’estetica fondata sulla sublimazione del colore, della linea, sull’idea stessa di superficie rafforzando l’interesse dell’artista per un tipo di decorazione che gli consente di pensare a un diverso impianto compositivo. A un’organizzazione della superficie che egli perfezionerà negli anni della sua lunga carriera.

La mostra curata da Ester Coen, con un comitato scientifico composto da John Elderfield, Remi Labrusse e Olivier Berggruen, vuole restituire un’idea delle suggestioni che l’Oriente ebbe nella pittura di Matisse: un Oriente che, con i suoi artifici, i suoi arabeschi, i suoi colori, suggerisce uno spazio più vasto, un vero spazio plastico, e offre un nuovo respiro alle sue composizioni, liberandolo dalle costrizioni formali, dalla necessità della prospettiva e della “somiglianza” per aprire a uno spazio fatto di colori vibranti, a una nuova idea di arte decorativa fondata sull’idea di superficie pura.
Nell’esposizione di Roma, aperta fino al 26 luglio 2015, sono presenti oltre cento opere del maestro francese con alcuni capolavori assoluti, per la prima volta in Italia, provenienti dai maggiori musei del mondo: Tate, MET, MoMa, Puškin, Ermitage, Pompidou, Orangerie, Philadelphia, Washington solo per citarne alcuni.
Un’occasione imperdibile per ammirare raffinate opere come la monumentale natura morta Gigli, Iris e Mimose del 1913 (Museo Puškin, Mosca) che accoglie il visitatore nella prima sala, o Ragazza con copricapo persiano del 1915 – 16 (The Israel Museum, Gerusalemme), e Tre sorelle del 1916-17 (Musée de l’Orangerie, Parigi) che rimandano alla fase primitivista e africana della vita dell’artista.

 



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