compagnia voci erranti

A novembre va in scena la quarta edizione della rassegna nazionale di teatro in carcere “Destini incrociati”

Amleta_Rebibbia_ph_DaniloGarciaDiMeoIMG_5906 - CopiaDal 15 al 17 novembre il teatro Palladium dell’Ateneo Roma Tre ospiterà la quarta edizione della rassegna nazionale di teatro in carcere “Destini incrociati” [progetto ministeriale “Destini incrociati” riconosciuto e finanziato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo] e un convegno di studi per tracciare un bilancio sull’attività svolta negli ultimi anni e promuovere nuove prospettive per la scena penitenziaria italiana.

Tre giornate di spettacoli, conferenze, proiezioni, video e laboratori frutto della collaborazione tra il Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Roma Tre, il Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e il Ministero della Giustizia/Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

Il progetto, che si inserisce tra le attività che l’Ateneo Roma Tre porta avanti nell’ambito della “Terza Missione” e fa seguito al Festival “Made in Jail. Carcere & Cultura” (dicembre 2014), diretto da Valentina Venturini, docente di Storia del Teatro presso l’Università Roma Tre, è parte del Protocollo d’intesa su “teatro e carcere” tra l’Università degli Studi Roma Tre/Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo, il Ministero della Giustizia/Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e il Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere L’intento è quello di creare, anche a partire dai luoghi in cui si svolgeranno gli eventi (il Teatro Palladium, l’Istituto Penitenziario di foto giovanna mariniRebibbia Femminile, la Biblioteca Hub Culturale Moby Dick della Regione Lazio, il DAMS dell’Università Roma Tre), un ponte tra il carcere e la società “esterna”; un ponte che, ci si augura, più che tracciare una strada, riveli l’altra immagine di questi universi: tanto diversi eppure così uguali quando la prospettiva dalla quale li si osserva è quella teatrale.

«La diversità di queste esperienze rispetto al teatro istituzionalizzato – spiega il Presidente del Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere Vito Minoia – non appare come una moda teatrale, ma come una condizione genetica che ci consente di delineare un ambito di lavoro teatrale, con una forte connotazione artistica e al tempo stesso educativa e inclusiva, una zona pratica della scena contemporanea ricca di implicazioni sociali e civili. Tra gli altri spicca il dato della sensibile diminuzione della recidiva in chi fa teatro in carcere: si riduce dal 65 al 6%».

In questa quarta edizione della rassegna, così come accaduto nelle precedenti (Firenze 2012, Pesaro 2015, Genova 2016), agli spettacoli, frutto di laboratori produttivi realizzati con detenuti, si alterneranno conferenze, mostre, dimostrazioni di lavoro. Verrà in questo modo restituito un panorama ampio delle nuove esperienze drammaturgiche sperimentate da registi e autori professionisti che da anni lavorano sul campo. Assisteremo a spettacoli nati dalle narrazioni e dalle biografie di detenuti, spesso direttamente coinvolti anche nel processo di scrittura e allestimento, come L’infanzia dell’alta sicurezza scritto e diretto da Mimmo Sorrentino: sul palcoscenico otto detenute della casa di reclusione femminile di Vigevano, condannate per reati associativi, mettono a nudo la loro esistenza e il loro dolore (15 novembre h.21).

l'infanza dell'alta sicurezza ph cristiano vassalli - CopiaSaranno rappresentati spettacoli frutto della reinterpretazione di testi classici e di repertorio:  La favola bella con la regia di Grazia Isoardi  presentato dalla compagnia Voci Erranti, con i detenuti della casa di Reclusione di Saluzzo (17 novembre h.21); Amleta se lei è pazza allora sono pazza anch’io, rivisitazione al  femminile della celebre opera shakespeariana, in scena la compagnia Le donne del Muro Alto del carcere femminile di Rebibbia, diretta da Francesca Tricarico (16 novembre  h.10.30 presso la Casa circondariale femminile di Rebibbia, accesso limitato ad un numero di persone previa autorizzazione).

Il 15 novembre sarà rappresentata  la pièce della compagnia # SineNOmine (con i detenuti della Casa di Reclusione di Spoleto h.17) Sorveglianza Speciale 82/diciassettesimi AR con la regia di Giorgio Flamini, il 16 novembre assisteremo allo spettacolo Fortezza della compagnia AdDentro (con i detenuti dalla Casa di Reclusione di Civitavecchia, h. 18) regia di Ludovica Andò, il 17 novembre sarà in scena l’opera teatrale  Studio per un finale con la regia di Livia Gionfrida (realizzata della compagnia Metropopolare  con i detenuti della Casa circondariale di Prato h.17).

La rassegna ospiterà inoltre, il 16 novembre alle h.20.30 Giovanna Marini, che presenta lo spettacolo-concerto Fogli volanti con il Coro Inni e Canti di Lotta della Scuola Popolare di musica di Testaccio diretto da Sandra Cotronei. Una storia d’Italia cantata e vista dalla parte di chi, dal basso, è stato protagonista di un percorso partecipativo e democratico. Le canzoni proposte sono infatti il frutto del recupero di brani della tradizione orale dell’ Italia operaia e contadina, dalla fine dell’Ottocento al Novecento inoltrato. «Le canzoni “viaggiano” e possono arrivare lontano… Passano di bocca in bocca, di cuore in cuore, e nel loro volo vivono tante altre vite dando origine ad altri racconti che diventano storie. E le storie fanno la storia…».

PaulChan_WaitingforGodot_play5 - mostra prigionie invisibili....Non mancherà una sezione interamente dedicata alla proiezione di video, selezionati e scelti dalla direzione artistica dell’intera Rassegna composta da Ivana Conte, Vito Minoia, Valeria Ottolenghi, Gianfranco Pedullà e Valentina Venturini. L’audiovisivo è uno strumento indispensabile per documentare le esperienze di teatro in carcere, in grado di restituire la ricchezza, l’articolazione e la diffusione ormai capillare di questo importante settore del teatro italiano, che ha evidenti ricadute sulla funzione di riabilitazione che il carcere deve istituzionalmente sviluppare.

Parte integrante del progetto saranno i laboratori di accompagnamento alla visione degli spettacoli destinati ai detenuti e agli spettatori della Rassegna, curati da Agita (associazione nazionale e agenzia formativa) e quelli di critica teatrale per gli studenti universitari del DAMS/Dipartimento di Filosofia Comunicazione e Spettacolo, curati dall’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro con la collaborazione del Teatro di Roma.

In conclusione della rassegna un convegno di studi e una conferenza. Il convegno, a cura dell’Università Roma Tre e del Garante dei Diritti dei Detenuti del Lazio, sarà dedicato al “futuro” del teatro in carcere (Dagli Stati generali alla riforma penitenziaria. SPETTACOLO FORTEZZA COMPAGNIA ADDENTROProspettive per il teatro in carcere. 17 novembre, h. 9.30); la conferenza, tenuta dal Prof. Franco Ruffini, accademico e storico del teatro, sarà invece una riflessione storico-scientifica sui rapporti tra teatro e carcere (Teatro e Carcere. Una contraddizione in termini. 17 novembre, h. 18.30).

Durante la rassegna il foyer del Teatro Palladium ospiterà la mostra Prigionie (in)visibili, il teatro di Samuel Beckett e il mondo contemporaneo, curata dallo studioso giapponese Yosuke Taki. Insieme a Eduardo De Filippo, Beckett è l’autore più rappresentato in carcere, sin dal periodo successivo alla seconda guerra mondiale, quando un prigioniero di un istituto  penitenziario tedesco tradusse e rappresentò il suo En attendant Godot. La mostra illustrerà alcune esperienze di messa in scena di opere di Beckett all’interno di prigioni, in Italia e all’estero. Saranno anche esposti materiali sulla carriera di Rick Cluchey, l’ex-ergastolano statunitense che ottenne la grazia per meriti artistici per le sue attività teatrali nel carcere di San Quentin e che, dopo il suo rilascio, recitò in diverse opere con la regia dello stesso Beckett.


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